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Il
teatro è il luogo della messa in scena delle parole che trasformano
e reinventano il reale. Dagli antichi affabulatori di strada ai più
raffinati monologhi contemporanei, con la parola sono stati inventati
luoghi e personaggi virtuali realmente protagonisti di una vita nello
spazio temporale e fisico di una rappresentazione.
La maschera, presente con differenti significati trasversalmente in ogni
cultura e in ogni epoca, nel teatro contemporaneo è rapprentazione
virtuale simboleggiata da un segno, un gesto, un dire, un elemento di
scena che permetta di calare attore e pubblico nella finzione dei personaggi
e dei luoghi di ciò che di volta in volta si va proponendo.
Maschera è una luce, che esalta o nasconde; maschera è un'
inflessione particolare nel parlato, che dà precisi riferimenti
atti a disegnare il personaggio e l'epoca; maschera è l'accentuazione
del trucco sul volto, che sottolinea il carattere, o la cancellazione
in bianco per il pirandelliano uno nessuno centomila che riveste tutt'ora
il ridefinirsi continuo dell'uomo contemporaneo, il quale ha uno strumento
in più per mascherarsi e reinventarsi a se stesso: il WEB.
I diari di un tempo sono usciti dai cassetti e ci si racconta in rete
ad una platea di ombre senza contorni, e la parola delinea i tratti della
propria maschera, scelta e costruita a propria reinvenzione, per vite
parallele in un caleidoscopico gioco alla Pessoa. Raccontarsi differenti
da sé in CHAT o in un BLOG, per un evasione dal proprio volto quotidiano:
il WEB è il nuovo palcoscenico virtuale in cui ognuno "si"
recita reinventandosi.
Nel
mio lavoro indago con l'atteggiamento dello strappo, l'appropriazione
indebita di frammenti di ciò che vedo e tocco, nei luoghi della
comunicazione e delle parole, ricostruendo concrezioni e improbabili marchingegni
che diano un rivestimento tangibile seppur immaginario al mondo tecnologico,
con cui l'uomo ha aperto nuove e interessanti vie al comunicare.
Un
invito a lavorare sull'idea della maschera e il teatro ha creato in me
come prima reazione un approccio d'indagine nei motori di ricerca in rete:
maschera+teatro, ricerca per immagini. Solo la parola maschera apre a
troppe letture: maschere antigas, maschere di bellezza, prodotti per mascherature
per l'industria,
.
Catturo dalla rete alcune immagini di maschere, e le sottopongo allo strappo
del mio file catalizzatore, che le "maschera" nell'affastellamento
di un surplus d'informazione.
Maschera+Teatro, estraggo informazioni dalla rete e ne faccio intreccio
di ombre non approfondibili per eccesso di imput. Il tutto diviene intreccio
di cromìe in cui s'intravede, dietro la maschera allettante del
colore, solo la superficie di un tema vasto e multiforme.
Ma
la mia idea di maschera da sempre è la parola, con la quale ci
mostriamo o celiamo agli altri, costruendo il nostro esserci sul palcoscenico
quotidiano. E la comunicazione virtuale è la nuova maschera contemporanea
per reiventarsi e recitarsi nei differenti ruoli. L'opera "BLOG"
nasce un po' da questa riflessione sull' effetto CHAT e sulla moda dei
BLOG, i luoghi del raccontarsi virtuale che permettono di mascherarsi
di parole.
Mi sono immaginata un BLOG dandogli una forma, come una nebulizzata di
colore sull'uomo invisibile che ne faccia percepire la presenza.
In mostra ci sarà questo duplice aspetto dell'idea di maschera:
la maschera come superficie della conoscenza celata, nelle immagini STAMPixel
che proporrò in monitor e a parete, e la reivenzione in concrezioni
cartacee tridimensionali dell'atto dell'uomo del mascherarsi in virtuali
coordinate di sé e nella ridondanza di parole.
Raffaella
Formenti - marzo 2005

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